La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18738 del 05.09.2014, fa il punto sulle riserve indivisibili delle cooperative.

IL CASO

Una Banca di Credito Cooperativo riceve un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate per mancato pagamento delle imposte, in quanto, secondo lo statuto, non tutto l’utile appariva destinato a riserva indivisibile e la stessa indivisibilità delle riserva non appariva chiara.

 

In caso di scioglimento della società, infatti, lo statuto prevedeva che, dopo la deduzione degli utili spettante ai soci, l’eventuale somma disponibile fosse devoluta a scopi di pubblica utilità.

LA NORMATIVA RICHIAMATA DALLA CASSAZIONE

 

I Giudici richiamano, per la decisione, il contenuto dell’art. 12 della Legge n. 904/1977, secondo cui: “Fermo restando quanto disposto nel titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, e successive modificazioni ed integrazioni, non concorrono a formare il reddito imponibile delle società cooperative e dei loro consorzi le somme destinate alle riserve indivisibili, a condizione che sia esclusa la possibilità di distribuirle tra i soci sotto qualsiasi forma, sia durante la vita dell’ente che all’atto del suo scioglimento”.

IL RAGIONAMENTO DEI GIUDICI

La Suprema Corte, dall’analisi dell’art. 12 della Legge n. 904/1977, deduce:

  • l’esenzione dall’imposizione fiscale per le cooperative si basa sulla non distribuzione delle riserve tra i soci neppure all’atto dello scioglimento della società;
  • è necessario verificare se nello statuto della cooperativa vi siano vincoli di destinazione degli utili prodotti, tali da rendere impossibile la loro distribuzione ai soci;
  • non è sufficiente, affinchè siano esentate dall’imposizione fiscale, che le riserve siano indicate genericamente come tali, ma è necessario una conferma della loro natura di riserva indivisibile attraverso una specifica deliberazione.

CONCLUSIONI DELLA CORTE

Dal momento che la Banca di Credito Cooperativo aveva destinato solo metà dell’utile di esercizio alla riserva straordinaria destinata agli scopi sociali, mentre l’altra metà era stata impiegata, sulla base di una delibera assembleare, per fini di beneficienza e mutualità, la Cassazione ha confermato le ragioni dell’Agenzia delle Entrate.

IL PUNTO DI DIRITTO

La sentenza in esame appare interessante in particolare su un aspetto ovvero che la deliberazione dell’assemblea dei soci che stabilisce come indivisibile una riserva appare più importante della semplice indicazione nello statuto.

Tale ragionamento dei Giudici si pone in linea con il recente percorso giurisprudenziale della Cassazione che insiste sul rispetto concreto delle regole mutualistiche più che sul loro semplice inserimento negli statuti delle cooperative.

Pubblicazione a cura di Daniela Schirru

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 22 Ottobre 2014 11:48 )