A) Legge di Stabilità 2015

 

Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 29 dicembre 2014 la Legge di Stabilità 2015, contenente "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato".

 

Di seguito si riportano alcune delle principali novità in materia di lavoro e previdenza.

 

Stabilizzazione del c.d. bonus 80 euro. L’incentivo fiscale, di cui all’art. 1 del DL n. 66/2014, diviene una misura non più transitoria ma strutturale (come da modifica dell’art. 13, comma 1 bis, del DPR n. 917/86 ad opera dei commi 12 -15).

 

Tfr mensile. E’ stata introdotta, in via sperimentale per il periodo compreso tra il 1° marzo 2015 ed il 30 giugno 2018, per i lavoratori dipendenti del settore privato (eccetto settore agricolo e lavoro domestico) con anzianità lavorativa di almeno 6 mesi al momento della presentazione della richiesta al datore di lavoro, la possibilità di ottenere la liquidazione mensile della quota di TFR maturata, compresa quella eventualmente destinata alla previdenza complementare. Al fine di ottenere l’erogazione mensile del TFR, il lavoratore dovrà farne espressa richiesta al datore di lavoro nei termini fissati con apposito DPCM che ne regolamenterà le modalità di attuazione. Una volta presentata la richiesta di erogazione mensile del TFR, la scelta sarà irrevocabile fino al 30 giugno 2018. In assenza di espressa richiesta, il TFR continuerà ad essere accantonato in azienda o destinato alle forme di previdenza complementare.

La quota di TFR erogata mensilmente sarà soggetta a tassazione ordinaria, non costituirà imponibile previdenziale e non concorrerà alla determinazione dei limiti di reddito complessivo (non incidendo, ad esempio, sull’eventuale spettanza del bonus 80 euro).

Finanziamento dell’anticipazione mensile del TFR.* Nei casi in cui il datore di lavoro non intenda anticipare immediatamente con risorse proprie le quote mensili di TFR maturate, è istituito presso l’INPS un Fondo di garanzia per l’accesso ai finanziamenti volti a soddisfare le richieste di anticipazione dei lavoratori. I finanziamenti del Fondo, destinati alle sole imprese con meno di 50 dipendenti, sono altresì assistiti dalla garanzia dello stato in ultima istanza e da privilegio speciale.

Ai fini dell’accesso ai finanziamenti del Fondo, la Legge di stabilità dispone che i datori di lavoro devono tempestivamente chiedere all’INPS la certificazione delle quote di TFR, calcolate sulla base delle retribuzioni imponibili denunciate.

Con le certificazioni, che devono tempestivamente essere rilasciate dall’INPS, il datore di lavoro può presentare richiesta di finanziamento alla banca o all’intermediario finanziario che aderisce ad apposito accordo-quadro da stipularsi tra i Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze e l'ABI.

Ai finanziamenti del Fondo non possono essere applicati tassi, comprensivi di ogni eventuale onere, superiori al tasso di rivalutazione della quota TFR (esempio: coefficiente rivalutazione novembre 2014 - 1,01375, tasso di interesse massimo 1,375%).

I datori di lavoro con meno di 50 dipendenti che hanno optato per il ricorso al Fondo di garanzia, devono versare allo stesso Fondo un contributo pari allo 0,2% della quota TFR maturata e liquidata.

 

Sgravi contributivi per nuove assunzioni a tempo indeterminato ed abrogazione dello sgravio di cui all’art. 8, comma 9, della Legge n. 407/90 – assunzioni con contratto a tempo indeterminato di lavoratori disoccupati o beneficiari del trattamento straordinario di integrazione salariale da almeno 24 mesi. Introdotto un nuovo sgravio contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato, con esclusione del settore agricolo, del contratto di apprendistato e del lavoro domestico, effettuate tra il 1 gennaio ed il 31 gennaio 2015, di lavoratori che nei 6 mesi precedenti l’assunzione non siano risultati occupati, presso qualsiasi datore di lavoro, con contratto a tempo indeterminato e per i quali il beneficio non sia già stato usufruito in relazione a precedente assunzione a tempo indeterminato. Per tali assunzioni spetta l’esonero totale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo massimo di 36 mesi e nel limite di euro 8.060 annui. L’esonero non riguarda i premi assicurativi INAIL, non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote previsti dalla normativa vigente.

Nelle ipotesi di società controllate o collegate (ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile) o facenti capo, anche per interposta persona, al datore di lavoro richiedente lo sgravio contributivo, la legge dispone che l’esonero non può essere riconosciuto con riferimento ai lavoratori che hanno comunque già in essere un contratto a tempo indeterminato stipulato entro i 3 mesi antecedenti la nuova assunzione presso società collegate/controllate o facenti capo al datore di lavoro richiedente.

Si fa presente che, al momento, lo sgravio contributivo non è operativo in quanto non è stata pubblicata la relativa circolare dell’INPS, nella quale, oltre alle istruzioni operative, come da prassi, saranno contenuti dei chiarimenti normativi.

Lo sgravio contributivo per le nuove assunzioni a tempo indeterminato, che ha carattere transitorio e non strutturale, in quanto relativo alle nuove assunzioni effettuate nel corso dell’anno 2015, sostituisce lo sgravio contributivo di cui all’art. 8, comma 9, della Legge n. 407/90, che prevedeva la riduzione del 50%, 100% per le imprese del mezzogiorno, della contribuzione previdenziale e del versamento dei premi INAIL per 36 mesi, in caso di assunzione a tempo indeterminato di lavoratori disoccupati o sospesi dal lavoro e beneficiari di trattamento straordinario di integrazione salariale da almeno 24 mesi. La Legge di Stabilità ha infatti soppresso, con decorrenza dal 1 gennaio 2014, la predetta norma.

 

Sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato in agricoltura. Per i datori di lavoro del settore agricolo, l’esonero totale per 36 mesi dal versamento della contribuzione previdenziale per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate tra il 1 gennaio ed il 31 dicembre 2015, con esclusione dei contratti di apprendistato, spetta con riferimento ai lavoratori che nel 2014 non siano risultati occupati a tempo indeterminato e, relativamente ai contratti a tempo determinato, il lavoratore deve risultare iscritto negli elenchi nominativi per un numero di giornate di lavoro inferiore a 250.

Lo sgravio contributivo per il settore agricolo è riconosciuto nel limite di 2 milioni di euro per l'anno 2015, 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017, 11 milioni di euro per l'anno 2018 e 2 milioni di euro per l'anno 2019. L'INPS riconosce lo sgravio in base all'ordine cronologico di inoltro delle domande; nel caso di insufficienza delle risorse stanziate, l’istituto non prende in considerazione ulteriori domande fornendo immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito internet.

Si fa presente che, al momento, lo sgravio contributivo non è operativo in quanto non è stata pubblicata la relativa circolare dell’INPS, nella quale, oltre alle istruzioni operative, come da prassi, saranno contenuti dei chiarimenti normativi.

 

Deduzioni dall’IRAP del costo del lavoro. E’ ammesso in deduzione l’importo corrispondente alla differenza tra il costo del lavoro riferito ai lavoratori a tempo indeterminato e le deduzioni, analitiche o forfettarie, spettanti in forza delle norme vigenti relative agli stessi costi.

Viene estesa alle società agricole (e produttori agricoli titolari di reddito agrario), l’integrale deducibilità dall’imponibile IRAP del costo del lavoro dei lavoratori a termine, che abbiano lavorato almeno 150 giornate l’anno e con contratto di durata non inferiore a 3 anni.

Con decorrenza dal 1 gennaio 2014, vengono abrogate le norme che prevedono la riduzione delle aliquote per i diversi settori produttivi, rimanendo salvi gli effetti del DL n. 66/2014 con riferimento all’acconto per l’anno 2014.

 

Istituzione del Fondo riforma del mercato del lavoro. Allo scopo di fronteggiare gli oneri derivanti dall'attuazione dei provvedimenti normativi di riforma degli ammortizzatori sociali, compresi gli ammortizzatori sociali in deroga, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, di quelli in materia di riordino dei rapporti di lavoro e dell'attività ispettiva e di tutela   e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, nonché per fare   fronte   agli   oneri   derivanti   dall'attuazione   dei provvedimenti normativi volti a favorire la stipula di contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, al fine di consentire la relativa riduzione di oneri diretti e indiretti, è istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un apposito fondo, con una dotazione di 2.200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016 e di 2.000 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2017.

 

Cassa integrazione in deroga nel settore della pesca. Destinati, per l’anno 2015, 30 milioni di euro per il riconoscimento della cassa integrazione in deroga nel settore della pesca.

 

Attestazione nel DURC della regolarità contributiva del cedente i crediti certificati dalla piattaforma per la certificazione dei crediti.

 

*Considerati taluni aspetti tecnico-amministrativi, tra i quali i termini fissati dal CCNL per il pagamento degli stipendi, il termine entro il quale inviare la denuncia contributiva mensile (uniemens) ed i tempi tecnici di elaborazione dei dati relativi da parte dell’INPS, si auspicano opportuni ed adeguati interventi attuativi.

 

 

B) Attuazione del Jobs act

 

Con la Legge n. 183/2014, c. d. delega del Jobs act, il Parlamento ha delegato il Governo a legiferare in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro.

In data 24 dicembre 2014, il CDM ha approvato il primo decreto legislativo attuativo delle deleghe parlamentari, che disciplina la materia del contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti. Lo schema di decreto approvato, che deve essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro 30 giorni dalla sua approvazione, come da prassi è sottoposto al preventivo vaglio delle competenti commissioni parlamentari per la formulazione di eventuali osservazioni e pareri.

In merito alla sostanza del provvedimento, che avrà efficacia anche verso i licenziamenti relativi a rapporti di lavoro instaurati precedentemente all’entrata in vigore del decreto delegato, di seguito una sintesi.

 

Modifica dell’art. 18 e ipotesi di reintegrazione. Nelle ipotesi in cui il datore di lavori occupi più di 15 dipendenti (ovvero nel caso il datore di lavoro integri il requisito occupazionale di cui all’art. 18, commi 8 e 9, della Legge n. 300/70 - Statuto dei Lavoratori), la reintegrazione nel posto di lavoro può essere disposta con riferimento ai soli licenziamenti discriminatori, nulli per altri motivi espressamente stabiliti dalla legge, intimati in forma orale, intimati per giusta causa o giustificato motivo soggettivo ma senza sussistenza materiale del fatto contestato e licenziamenti intimati per inidoneità fisica o psichica del lavoratore che presentano difetto di giustificazione.

Nelle ipotesi di reintegra, al lavoratore spetta diritto il risarcimento del danno e gli è riconosciuta la facoltà di richiedere, alternativamente alla reintegrazione, un’indennità pari a 15 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, non soggetta a contribuzione previdenziale.

 

Vizi di forma e procedurali. Nelle ipotesi in cui il licenziamento sia intimato senza la specificazione dei motivi che lo hanno determinato o senza il rispetto delle procedure disciplinari, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un’indennità, non assoggettata a contribuzione previdenziale, di importo pari a 1 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a 2 e non superiore a 12 mensilità salvo, su domanda del lavoratore, il giudice accerti motivi discriminatori, di nullità o insussistenza del fatto.

 

Offerta di conciliazione. AI fine di evitare il giudizio, ferma restando la possibilità per le parti di ricorrere a ogni altra modalità di conciliazione prevista dalla legge, il datore di lavoro può offrire al lavoratore, entro i termini di impugnazione del licenziamento, un importo, che non costituisce imponibile previdenziale né fiscale, di ammontare pari a una mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a 2 e non superiore a 18 mensilità, mediante consegna al lavoratore di un assegno circolare, la cui accettazione comporta l’estinzione del rapporto alla data del licenziamento e la rinuncia all’impugnazione del licenziamento anche qualora il lavoratore l’abbia già proposta.

 

Piccole imprese e organizzazioni di tendenza. Il decreto delegato precisa che nei casi di licenziamento intimato per giusta causa o giustificato motivo oggettivo con insussistenza del fatto contestato, da parte di datore di lavoro con forza occupazionale non superiore ai 15 dipendenti (ovvero nel caso il datore di lavoro integri il requisito occupazionale di cui all’art. 18, commi 8 e 9, della Legge n. 300/70 - Statuto dei Lavoratori), non si applica la reintegrazione e le indennità spettanti nei casi di licenziamenti per mancanze con fatto insussistente, per licenziamenti con vizi di forma o procedurali ed in sede di offerta di conciliazione, vengono dimezzate.

Ai datori di lavoro non imprenditori, che svolgono senza fine di lucro attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto, si applica la disciplina del decreto delegato.

 

Licenziamenti collettivi. Con riferimento ai licenziamenti collettivi (di cui alla Legge n. 223/91), se intimati in forma orale è prevista l’applicazione della disciplina della reintegrazione; in caso di violazione delle procedure o dei criteri di scelta dei lavoratori, i licenziamenti danno luogo alla cessazione del rapporto di lavoro ed è dovuta ai lavoratori un'indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a 2 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità.

 

Contratto di ricollocazione. E’ prevista l’istituzione presso l’INPS del Fondo per le politiche attive per la ricollocazione dei lavoratori in stato di disoccupazione involontaria (finanziato con 18 milioni di euro per l’anno 2015 e 20 milioni di euro per il 2016 provenienti dal Fondo per le politiche attive del lavoro istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per favorire il reinserimento lavorativo dei fruitori di ammortizzatori sociali e di lavoratori in stato di disoccupazione e con 32 milioni di euro, per l’anno 2015, provenienti dal gettito relativo al c. d. contributo di licenziamento) per finanziarie l’emissione dei voucher di ricollocazione spettanti ai lavoratori licenziati illegittimamente, licenziati per giustificato motivo o collettivo, che abbiano effettuato la procedura di definizione del profilo personale di occupabilità. Il voucher, emesso dal centro per l’impiego competente per territorio, previa effettuazione della procedura di definizione del profilo personale di occupabilità da parte dell’interessato, dovrà essere presentato ad una agenzia per il lavoro pubblica o privata accreditata, ai fini della stipulazione del contratto ricollocazione, avente ad oggetto:

 

  • il diritto del lavoratore ad una assistenza appropriata nella ricerca della nuova occupazione, programmata, strutturata e gestita secondo le migliori tecniche del settore, da parte dell’agenzia per il lavoro;
  • il diritto del lavoratore alla realizzazione da parte dell’agenzia stessa di iniziative di ricerca, addestramento, formazione o riqualificazione professionale mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle capacità del lavoratore e alle condizioni del mercato del lavoro nella zona ove il lavoratore è stato preso in carico;
  • il dovere del lavoratore di porsi a disposizione e di cooperare con l’agenzia nelle iniziative da essa predisposte.

 

L’ammontare del voucher è proporzionato in relazione al profilo personale di occupabilità e l’agenzia ha diritto a incassarlo soltanto a risultato ottenuto.

 

 

A cura del Dott. Massimiliano Desogus

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 14 Gennaio 2015 13:00 )